lunedì 11 marzo 2013

CAGNETTA DI PETROLIO |che di parlar non voglio|

Bauhaus&Baujob
Cagnetta,
brutta cagnetta
giri di sabato 
fra un covo di bastardi e un altro;
cagnetta che odori di acre.
 
Inutile è la spinta che mi dai
sul capo
con insistenza garbata,
inutile è la musica dei ricordi
ed il tuo taglio netto
è più un brandello che un occhio.
 
Cagnetta bagnata,
Dio quale umore bianco
e spingi ancora il fianco
contro il mio capo chino.
 
Cagnetta
che il lunedì lo fai per noia
il martedì per pena
come ogni sera dopo;
io non ho il tuo sapore sulla lingua
ma chi sa quale uomo.
 
Comunque avanzo e affondo
il frenulo bugiardo
che di parlar non voglio
e il non poterlo
mi fa bocchini d’aria.

mercoledì 6 marzo 2013

BAFFI SPIEGATI AL VENTO |in breve compianto frugale|

debilitato d'ormeggi
Riordino parole spese,
stese come burro
su chi pane non e'...
 
Riordino la stanza 
dei cirri ammucchiati
finiti in cenere sulla scrivania.
Riordino i vuoti di archivi
soffiando via polvere d'assenza
e poi vestiti incollati a libri,
ripiani poveri di vino,
rose essiccate ai giorni
senza piu' spine ne tempo.
 
La porta di casa 
è lo strumento che preferisco;
imboccarlo senz'ancia
ed andar là dove
il silenzio ti porta.

lunedì 4 marzo 2013

AGRIFOGLIO |d'un fiato fiutato per strati|

di repellenza dialogante
Sia come libro schiuso
amore mio,
sbadato amore
che l'agrifoglio ha spine verdi
e fresche foglie bugiarde.
 
Sia come pagina prima
bianca,
titanio opaco
e l'apparente comunque
sopra stesure aperte
amore mio sbadato.
 
Sia un capolinea sciocco
il mio inatteso dialogante
nascosto dietro versi
questi,
che di pietà son fatti
e rime amare.
 
Sia una parola nuova
mai pronunciata
e tuttavia irritante
se pur buona
lasciata priva d'orme
per ritrovarti ancora.
 
Sregolatezza prima
e panacea passata
di spine anch'io son fatto
e non son verde
sotto il mutar bugiardo.
 
Sia come spettro sia
prima del dipartire
guitto malato
e repellente a tarme
schiva le spine
e sfogliami di dentro
sbadato amore mio
amore mio sbadato.

venerdì 1 marzo 2013

MIO ZIO CADENET CADUTO IN TERRA SANTA

|e poi tornato ad ubriacarsi al Moka Bar|

da Terra Santa a Moka Bar
La quarta notte di girovago
per la pretesa di toccarti
niente è più miserevole che il me
quando non trova sonno.
 
Anche chi fugge dai serpenti
prima di poi riormeggia
e le finestre sono ai sensi
nenie di bestie incantatrici.
 
Una distesa d'erba
il prato ondoso di libeccio
io sono l'ultimo scampato
dalla battaglia dei lombrichi.
 
Resta con me pesante
tanto da non poterti
e abbandonarmi a te
scordando il segno delle pietre.
 
Adesso sono preso dagli stenti
e il trattenermi è lieve
scende da una carezza il timoniere
e si addormenta ai piedi dei ricordi.

mercoledì 27 febbraio 2013

L'ESTREMA PUREZZA DI CLARA |ciclo di minulet terzo|

uno
Finite le ferie Clara cominciò l’indigestione. 
Le piazze della provincia hanno tutte lo stesso odore
e non è propriamente caglio di abete o limonata.
Dal carnevale, per tutta la durata del lustro, mi mascherai da pollo.
Questo rimedio mi permetteva di poter fissare Clara 
dritta negli occhi senza imbarazzarla.
Di bocca Clara se la cavava a dovere ed ancor più di gola, 
ma quel che la consacrava come la più folle trapezista del Circo, 
era la sua devozione agli attrezzi. 
Peccato che adesso possa solo raccontarlo, 
senza documentazioni filmate intendo.
Di Clara notai da subito due chiodi di carne 
che sporgevano austeri dal parapetto.
Una forma compiuta in equipollenza esatta dal becco.
Erano talmente nitidi che mi bucarono gli occhi
due
oltrepassandomi quel poco di uomo che avevo.
Così, perso ormai totalmente per la sua ferramenta,
abbandonai quel frammento ultimo di sentiero 
che mi legava ancora al passato
e liberai le mucose ad un palpabile pasto di ghiande.
Ogni sera finito il numero delle 23:00 
passavo a prendere Clara nella sua Roulotte.
Lei si faceva trovare pronta, in parte lubrificata, 
vestita di tutto quanto fosse consunto
e quindi stracciabile in una sola secca manovra.
Prendevamo la macchina scura di suo fratello, 
quella con le ventole potenziate.
"Me ammor, me ammor, sbatteme me ammor !"
Gridava Clara, scalpellinando il tettuccio con la punta del cranio.
Ed io di più, fino alla fine, 
tre
oltrepassavo i limiti normali dei miei tessuti,
altalenavo i suoi glutei che presi così a due mani 
divenivano coppe bollenti di sidro.
A me rimanevano le ultime parole, sorde e incompiute,
mentre Clara mi guardava dal basso della sua redenzione.
"T’amo me amor, sbatteme ancora"
Clara amava me e il mio prosecco.
Tutto lasciava presagire un rinnovato ciclo di Minulet 
vista anche l’efficacia delle ventole potenziate di suo fratello,
che rilevato l’amplesso, entravano automaticamente in contro fase
ristabilendo nell’abitacolo una respirazione accettabile.
Clara era pura e prossima alla beatificazione.
Faceva con me quello che la vita gli aveva insegnato 
senza impedire a nessuno di migliorarla.
Era così sacrale quel becco fermo e zitto in un smorfia d’orgasmo
stella
che avrei voluto vestirlo di una paresi.
"Dio! Non ti muovere Clara "
Masticavo in silenzio una vana speranza; lo stallo mandibolare.
Quando il Circo partì, volevo ancora bene a Clara 
e soprattutto ai suoi chiodi.
Arrivai nel piazzale che ormai ogni cosa era altrove.
Una macchina scura abbassò il finestrino.
Ne uscì una mano sudata 
che mi passò un piccolo talloncino di stoffa rosa.
Vi era scritto: - TI AMO ME AMMOR.
Ricordai per un attimo l’estrema purezza di Clara
e accompagnate al becco, le ventole potenziate di suo fratello.